Seven To Ten

Fotografo: Emanuele Occhipinti
Linee grigie su fondo sabbia, eleganti nella loro irregolarità. Un gioiello etno chic dell’ultima collezione Accesorize? Il tentativo di una giovane coppia di contestualizzare grazie a google maps la futura casa? Questa veduta aerea di via Elsa de’ Giorgi si trasformerebbe allora nella promessa di una vita tranquilla, lontana da centri urbani congestionati, in una periferia residenziale che incarna ormai il nuovo ‘Italian Dream’. Niente di più lontano da "Seven To Ten”. Alla pagina successiva atterriamo in una notte al neon fatta di distributori di carburante in cui il tempo comincia a scorrere lento, com’è lenta, vischiosa e nera la solitudine. Ci sono molti modi di raccontare l’immigrazione, Roma è l’unica città che permette di farlo da una pompa di benzina. Iashin viene dal Bangladesh. Dalle sette alle dieci di sera il suo ‘ufficio’ è all’aperto, qualunque sia il meteo. In un Paese dove l’integrazione sociale, culturale e professionale è spesso un miraggio, devi inventarti qualcosa per sopravvivere. Chissà chi ha messo la prima sedia per ingannare le lunghe attese tra un cliente e l’altro. Chissà chi ha sperato che la prima ragazza un po’ imbranata chiedesse aiuto in cambio di pochi spicci. Giri la testa dal finestrino in corsa e li intuisci a stento, mimetizzati nei loro cappelli e piumini sempre scuri, quasi fossero grafismi del paesaggio, quasi volessero loro stessi cancellare un’identità che pochi sembrano riconoscergli. Iashin dovrebbe essere uno e unico, con caratteristiche sue proprie e diritti inalienabili. I Iashin sono forse centomila e alla fine nessuno, perché poco importa se hanno lasciato a casa una laurea, dei figli o semplicemente dei sogni. Allora meglio tornare alle vedute aeree, ché a volte solo dall’alto si riesce ad avere una visione d’insieme delle problematiche o semplicemente perché, ad una distanza così dilatata, noi come loro, diventiamo puntini impercettibili lungo le linee un po’ scomposte della vita.

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